30 novembre 2010

Viva il Sud, viva l’Italia

Ho ricevuto davvero molti interventi che inneggiano al Sud e attaccano l’Italia. Quelli che contengono insulti non vengono approvati, quindi pregherei di astenersi. Con gli altri discuto volentieri, anche con quelli che stravolgono il mio pensiero o mi mettono in bocca espressioni che non ho mai usato. Non ho mai definito Cialdini “un eroe”; ho semplicemente fatto presente che non era “piemontese”, bensì di Modena; soprattutto, quelli che vengono definiti “piemontesi” erano italiani, era l’esercito italiano. E le prime vittime dei briganti erano altri meridionali, i veri patrioti meridionali, che combattevano nella Guardia nazionale in difesa dell’unità faticosamente raggiunta e venivano braccati, torturati, impiccati dai briganti veri e propri e dai nostalgici dei Borboni e del potere temporale del Papa: non proprio un’alleanza per il progresso. Anche nella nostra prima guerra civile c’era una parte giusta e una parte sbagliata.

Quanto al Sud sfruttato e vilipeso dal Nord, guardate che il Sud incide moltissimo sull’identità italiana. All’estero pensano l’Italia come un’immensa Napoli: il sole, il mare, la pizza, Pulcinella, il Vesuvio, Cannavaro…io preferisco pensare al cinema di Totò, al teatro di Eduardo, alla canzone popolare. Soprattutto, mi rifiuto di pensare ancora, 150 anni dopo, in termini di noi e voi, di settentrionali contro meridionali e viceversa. Ormai ci siamo mescolati. A Torino metà della popolazione è di origine meridionale. E padre Pio non è solo il protettore del Sud, è il patrono-ombra dell’Italia intera.

La vecchia frase di Massimo D’Azeglio, “fatta l’Italia dobbiamo fare gli italiani”, ormai è superata. Gli italiani ci sono. Forse non sono venuti granché, ma sono gli unici italiani che abbiamo. So bene che tra Nord e Sud l’Istat segnala grandi differenze, in termini di reddito, di opportunità, di servizi. Ma ormai il Nord non avrebbe più senso senza il Sud, e viceversa. Dividerci, per estremisti leghisti e neoborbonici, per fortuna non sarà così facile.

9 commenti a "Viva il Sud, viva l’Italia"

  1. 22 luglio 2011 alle 17:42
    giovanni scrive:

    tempo fa parlavo con una (ahimè ) leghista sul fatto che esistono molti cognomi uguali sia al sud che al nord Italia e per questo motivo avevo detto che fosse vero che ci potevamo definire fratelli d’Italia , non sapevo che Cazzullo fosse un cognome Piemontese in quanto mi risulta molto diffuso in Sicilia ( Messina ) , altri cognomi comuni sud nord Colombo ( sempre Sicilia sud orientale e Milano ) e Stella che so che esiste anche i n Veneto oltre che nella mia Sicilia … ad ogni modo le faccio i miei complimenti per il suo libro che approvo in tutto e per tutto nonostante a molti possa sembrare strano in quanto sono siciliano e che vive quaggiù , sono sempre più copnvinto che dietro l’editoria revisionista ci sia dietro un certo ambiente reazionario di estrema destra assai vicino alle posizioni leghiste e cattolico – reazionarie da sempre ostili al risorgimento e che ora stanno rinascendo grazie al proliferare delle leghe tanto al sud quanto al nord , quelle del sud per me sono state volutamente fatte propagare ad hoc come ultimo tentativo da quelle del nord che debbo dire ci stanno riuscendo bene , sfruttando l’orgoglio ferito dei meridionali offesi oramai da più di un decennio di leghismo nordico , chiaro che ciò non porterà niente di buono , distinti saluti ….

  2. 22 giugno 2011 alle 23:53
    alessandro almonti scrive:

    Mi scusi dottor Cazzullo, vedo che lei sfoggia spesso la sua piemontesità, ma Cazzullo è un cognome piemontese? Per caso non si vergognerà mica dele sue origini meridionali?

    1. 19 luglio 2011 alle 18:06
      aldo scrive:

      sì Cazzull0 è un cognome piemontese, significa mestolo

  3. 7 gennaio 2011 alle 18:03
    Leone scrive:

    Caro Cazzullo,
    ho letto il suo libro e per molti versi l’ho apprezzato sinceramente. Ciò che non potrò mai e poi mai apprezzare è considerare i Savoia “Padri della Patria”: questo mai! Non sono assolutamente neoborbonico (roba che francamente non fa neppure ridere ma è tragico che c’è chi possa definirsi tale). Sono repubblicano e penso molto semplicemente che i Savoia si trovarono a guidare un paese di cui non solo non sapevano nulla (il sud) ma neppure si posero mai il problema di conoscerlo per davvero. Tralascio i disatri e le responsabilità durante il Ventennio fascista (farli rientrare penso che sia stata una iattura). Mi sono avvicinato alla storia del Risorgimento a partire da uno sceneggiato andato in onda sulla rai negli anni ’80 (cosa che oggi purtoppo sarebbe impensabile): “L’Eredità della Priora” (si possono vedere molti spezzoni di questo film su Youtube), tratto dal romanzo di Alianello, regista Anton giulio Majano. La colonna sonora la compose Eugenio Bennato. Uno dei brani che facevano da sigla a questa serie tv s’intitola “Brigante se more”. Una strofa di questo pezzo dice: “U vero lupu ca magna ‘i creature è u Piemontese c’avimma caccià”. Quasi tutti i ragazzi al sud conoscono benissimo questo pezzo e lo cantano con orgoglio (a torto o a ragione, non è questo il punto). Le racconto questa cosa. Quando ero studente universitario “fuori sede” (un pò di lustri fa…), ci si trovava spesso in situazioni conviviali e festose, come si usa fare quando si è universitari. La cosa che mi ha colpito fortemente fu constatare che quando ci si ritrovava fra studenti abbruzzesi, campani, pugliesi, calabresi, siciliani che manco si conoscevano e qualcuno intonava questa canzone TUTTI ma PROPRIO TUTTI conoscevano il testo e la cantavano sentendola fortemente. Idem sentire direbbero quelli che parlano bene. Io amo l’ITALIA, il mio unico e solo PAESE, LA MIA PATRIA. E’ voglio e devo “sentirmi a casa” stando a Cosenza, Vercelli, Macerata, Rovigo, Trapani, Cuneo, Trieste, Cagliari o Varese. Detesto chiunque voglia dividerla o chi irresponsabilmete e con ambiguità gioca con questi argomenti. Trovo una vergogna senza fondo il fatto che chi insulta il tricolore o indossi magliette con la scritta “Padania is not Italy” possa fare il ministro della Repubblica Italiana nata dall’Antifascismo. Credo, comunque, che ci siano dei “buchi neri” nella storia dell’Unità d’Italia che bisogna raccontare, con equilibrio, ma bisogna raccontare senza paura o peggio ancora censure. Con il suo consueto equilibrio e capacità di raccontare mi piacerebbe leggere in un futuro prossimo un suo nuovo bel libro che affronti anche questo “lato oscuro” del Risorgimento. Un suo corregionale, Lorenzo Del Boca, qualche anno fa ha cominciato a farlo. Sarebbe una bella e autorevole cosa un racconto fatto da lei su questi aspetti che comunque fanno parte della nostra storia di italiani. Un cordiale saluto e sempre W l’ITALIA!

    Leone

  4. 23 dicembre 2010 alle 19:32
    Francesco Izzo scrive:

    Gent.Dott.Cazzullo,
    ho appena comprato il suo libro,e l’ho regalato a mio zio.Forse lo gradirà.
    Ma a me continua a rodere un tarlo.
    Lui è un uomo di sinistra,docente universitario e studioso di romanistica.
    Io molto più modestamente,un impiegato di banca (dopo aver avuto scarso successo negli studi di Giurisprudenza).
    Ho anch’ìo origini meridionali (come vedo i commentatori del suo libro quì presenti).Ma,non essendo informato come loro sul Regno delle Due Sicilie,mi astengo dal commentare anch’io.

    Sono d’accordo con quanto lei quì sostiene;che il Meridione pregna di sé tutta l’Italia.Ed è per questo che all’estero essa è percepita così.

    Molto più informato,invece,sono sulla Repubblica Sociale Italiana.Ho letto parecchie testimonianze su di essa.E,visto che lei è uomo di cultura,gliene consiglio qualcuna:”A cercar la bella morte” Carlo Mazzantini;”La fine di una stagione” Piero Vivarelli;”Omaggio alla RSI” Rutilio Sermonti;”La morte dei fascisti”Giano Accame.

    Non ho ancora letto il suo libro.E forse sarebbe per questo meglio che non parlassi.
    Ma la ho vista presentarlo da Fazio (e ho letto la “costola” oggi in libreria).
    Bene:mi è dispiaciuto sentirla criticare un intelligente uomo di sinistra come Violante.Credo che se c’è oggi una cosa positiva,accanto alle tante negative,è il riuscire-non da parte di tutti,vedo- a guardare a quei fatti con maggiore distacco ed in modo più critico.Cercando di onorarne la verità storica.

    “La ragione stava da una parte ed il torto dall’altra”. Invidio le sue certezze (vedo che le ha anche sulla “prima guerra civile”).Forse,più semplicemente,la storia la “scrivono” i vincitori,quelli che hanno il potere.Ai vinti resta solo testimoniare:semmai verranno ascoltati da qualcuno.E la storia,si sa,non si fa coi “se”.Nessuno può dire cosa sarebbe successo se le parti fossero state invertite.
    Certo però le mistificazioni le si possono evitare.

    Come,ad esempio,che i due dittatori (Hitler e Mussolini)non godessero di largo ed entusiastico consenso attivo delle masse,soprattutto in determinati periodi del loro regime.Non sto dicendo-non lo so-che lo sostenga anche lei.

    Invece,ho letto che parla di “coltello dalla parte del manico” dei Fascisti Repubblicani.
    Non capisco a cosa si riferisca,non avendo ancora letto il suo libro.Al fatto forse che erano “supportati ” dai tedeschi?La RSI era indipendente e voleva difendere l’Italia da qualsiasi straniero.Al punto che la resa fu firmata dai tedeschi con gli Anglo-americani a sua insaputa.Certo so,invece,che i Repubblicani venivano uccisi per la strada a Milano alle spalle mentre camminavano per i fatti loro.Che la loro massima aspirazione era di andare a combattere gli Anglo-americani a sud sulla linea Gotica,non certo di ammazzare i partigiani che,per lo meno prima dei primi attentati che subirono,consideravano italiani come loro.

    Non mi consideri un “nostalgico”.Non lo sono e molto consapevolmente.
    Solo che mi piace leggere la storia per quello che fu:non per quello che vorremmo che fosse stata.

    Con rispetto

  5. 21 dicembre 2010 alle 13:38
    Luca scrive:

    Si è vero all’estero ci immagino come una grande napoli e tutti mafiosi. Dovrebbe essere una bella cosa?

  6. 17 dicembre 2010 alle 21:08
    Mario scrive:

    Gentile Dott. Cazzullo,
    per evitare equivoci del mio pensiero, prendendo a prestito un’espressione del Presidente emerito Ciampi, dirò subito che sono campano, italiano ed europeo e non trovo nessuna contraddizione in questo, ma solo continuità…Sono orgoglioso di essere italiano e ben vengano libri come il suo. Tuttavia ritengo che ciò che abbiamo imparato sui banchi di scuola riguardo il Risorgimento sia alquanto lontano dalla verità storica. Magari essendo meridionale sono influenzato dai saggi neoborbonici, ma ho letto con attenzione Montanelli e credo che a 150 anni dalla nascita dell’Italia una rianalisi storica più serena ed obiettiva permetterebbe alla nostra identità nazionale di fare un deciso “salto di qualità”. La seguo spesso su La7 e normalmente sono in sintonia col suo pensiero. Oggi 11/12/2010, invece no (d’altra parte non si può essere sempre d’accordo!). Lei ha speso parole positive su Vittorio Emanuele II. Ebbene, io di poche cose sono convinto. Una di queste è che Ferdinando II ha commesso degli errori strategici fatali, ma che rispetto a Vittorio Emanuele II era un gigante! La seconda è che l’Italia non era “un’espressione geografica”, ma una necessità storica. Fosse nata repubblicana e magari federalista (illo tempore!), la ricchezza delle nostre diversità territoriali sarebbe stata un’eredità eccezionale per lo sviluppo della nostra nazione. Mi si potrà obiettare che uno nasce come può…ma noi siamo nati particolarmente male, con il futuro re d’Italia che rassicurava il suo “caro cugino” (Francesco II) mentre Garibaldi (che Cavour appoggiava o meno a secondo del successo dell’operazione) invadeva i suoi territori…
    W l’Italia!
    Con cordialità,
    Mario.

  7. 3 dicembre 2010 alle 10:53
    Pio Forlani scrive:

    Gentile dr Cazzullo, nel complimentarmi per l’impegno con cui sta contribuendo a mantenere vivo l’amore per la nostra Patria, al tempo stesso devo avanzare alcune perplessità.
    1. Non è in dubbio, al Sud, nè l’Unità nè la Patria, soprattutto in un’ottica di fedeltà ai valori della Repubblica di cui siamo figli. Ciò non esclude però il diritto di sentirci molto lontani, in chiave storica, dalle strategie con cui il disegno risorgimentale fu adattato alla politica nazionale del Regno di Sardegna. I soldati che, con onore e mantenendo la schiena diritta, si batterono sul Volturno non combattevano l’Unità d’Italia (la bandiera dei reggimenti era il tricolore costituzionale con l’emblema della casa due sicilie)ma piuttosto quello che, anche nei rapporti militari, era conosciuto come l’annessionismo piemontese cioè solo uno dei modi con cui poi si espresse il processo risorgimentale. L’ideale della Confederazione, così come realizzata nella Confederazione germanica, antesignana della Bundesrepublik, continuò ad agitare il Sud fino ad oltre il 1870. Quei soldati combatterono per difendere la specificità del loro Regno in un’Italia unita.
    2. Chi ha avuto modo di approfondire la storia militare del secolo scorso sa purtroppo quanti crimini orrendi sono stati commessi giustificandoli con il diritto alla rappresaglia. Alludo alla guerra di Spagna, alle operazioni anti-partigiane della seconda guerra mondiale in Russia, nei balcani e nell’Italia Centro-Settentrionale dopo il 1943. Anche in quei contesti, le memorie storiche parlano di soldati italiani e tedeschi seviziati, causa di terribili rappresaglie. O la fine orribile delle vittime civili dell’esplosione di Via Rasella (anche lì un decapitato minorenne). Gli ordini criminali di commettere le terribili stragi di Pontelandolfo e Casalduni nel 1861 non si distinguono per nulla dagli stessi criminali ordini dati da Kesserling in frangenti analoghi.
    3. Le fucilazioni di civili eseguite dalla divisione Turr a Ariano Irpino (settembre 1860, era ancora in piedi il Regno delle due Sicilie) o a Marcianise dal Magg. Cattabene (sempre settembre 1860)non furono opera di un esercito legittimo e non furono precedute da alcun processo.
    Per concludere, dr Cazzullo, non sottovaluterei il processo in corso di ricostruzione serena dell’identità del Sud, senza inutili nostalgie, perchè il Sud possa ritrovare, nel prossimo ordinamento federale, le ragioni della propria storia millenaria a partire dal Regno normanno.
    Spero di non esserLe sembrato noioso e, in ogni caso, complimenti vivissimi.

  8. 2 dicembre 2010 alle 11:14
    giuseppe ciccarone scrive:

    Egregio Sig. Cazzullo, ho appena finito di leggere il suo articolo pubblicato su Sette del Corsera. Vedo, con rammarico in quanto l’ho sempre stimata come persona intelligente e attento commentatore, come sia tornato sull’argomento della Unità d’Italia e sulla controstoria che si va facendo largo sempre di più. Vorrei solo suggerirle alcuni punti di riflessione, modestamente. Lei incentra il discorso tutto sulle violenze che seguirono la proclamazione dell’Unità e tralascia i nodi veri che quell’Unità non ha mai sciolto, anzi.! Tutti i sommovimenti di grande portata hanno portato nei secoli stragi, lutti feroci e ingiustizie di ogni genere, veda la Rivoluzione francese in primis. Ma rifletta sulle condizioni seguenti l’Unità e che sono cruciali, solo ad esempio le rammento la costituzione del “capitale iniziale” della nuova società italiana, per oltre il 70% proveniente dalle casse del Banco di Napoli e quello di Sicilia; il Piemonte era indebitato fino al collo. Il saccheggio di beni di chi non ci stava e della famiglia reale dei Borboni; il cambio della valuta: l’oro sonante del Sud in cambio di carta straccia; il divieto al Banco di Napoli di aprire sportelli nel Centro-Nord mentre le Banche del Nord ebbere via libera; lo smantellamento della flotta mercantile girata ai genovesi, la dismissione di fonderie e seterie a favore delle industrie del Nord; la committenza statale, da sempre e in ogni dove motore prim dello sviluppo, a favore delle ditte del nord; la messa in mora di accordi agricoli che il Sud aveva verso i parsi europei, molto redditizi, che affossarono l’agricoltura meridionale; i mancati investimenti ordinari da sempre mal sostituiti da interventi straordinari. Potrei continuare a lungo ma mi fermo qui. Altra considerazione, prima dell’Unità non è che il Nord vivesse nell’arcadia, miseria e analfabetismo erano simili ovunque in Italia, ma anche all’estero in fondo, diciamo che i tempi erano quelli e non altri. Infine, è al nord che da sempre si sparla e si denigra il sud, i meridionali non hanno sentimenti ostili, almeno finora. E’ al nord che è nata la Lega e Lei ricorderà come il primo obiettivo fu il sud poi virato verso gli immigrati, più deboli. In sintesi non crede Lei che conoscere l’autentica storia dell’Unità non possa che giovare ad una rinascita di tutto il Paese, con una consapevolezza che separati non si va da nessuna parte. Ridare orgoglio e dignità ai meridionali non può essere una operazione vincente per una nuova visione delle cose e nuova linfa alle ragioni dello stare insieme. In sintesi cos’è che la disturba tanto? Mi scusi per la folla di argomenti proposti ma ho scritto di getto dopo la lettura del suo articolo. Dimenticavo, sono un pugliese che vive a Brescia e non mi sento all’estero anche se qualcuno lo vorrebbe. Con stima.

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